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martedì 8 aprile 2008

Avventura scandinava

Uno degli episodi che più mi sono rimasti nel cuore e che mi spalancò le porte per la carriera di capitano avvenne molti anni addietro, quando ero sul Queen Anna fra i fiordi della Scandinavia. Le acque erano così basse che si procedeva di scandaglio. La vedetta, un piccoletto di nome John Steiner, un tedesco alto come un barile di polvere da sparo e tutto nero, che sembrava tutto fuorché un teutone, avvistò un banco di filetti di merluzzi senza spine di enormi dimensioni e corse trafelato ad avvertire il comandante. L'intero equipaggio, quando vide la mostruosità di quella cosa che ci veniva incontro, ne rimase a tal punto atterrito da rischiare l'ammutinamento. Ci fu una breve ma concitata riunione fra il comandante e i suoi aiutanti, e sembrava quasi che fossero sul punto di invertire la rotta per portare la nave in acque più sicure, come a voler dimenticare quel terribile pericolo nel mare scuro, quando io, che non ero che un semplice aiutante di vascello, mi lanciai verso l'argano, lo sganciai, presi la fiocina, afferrai con forza una gomena, la legai a me e all'albero maestro, e mi spinsi verso la prua. Mirai con calma, e con la sola forza del mio leggendario braccio destro lanciai con tutto me stesso l'arpione verso il banco di pesci. Con un brillante colpo riuscii a infilare l'intero banco come un interminabile spiedo, salvando la spedizione e il culo, con rispetto parlando, del capitano che mi propose allora per la promozione.


Fui festeggiato come un santo patrono, e quella sera corsero sul ponte della Queen Anna fiumi di Rhum e di Gin.


Un altro episodio, in cui forse mi distinsi maggiormente per il mio coraggio, anche se non lo ricordo con altrettanta commozione per non essere altrettanto legato alla mia storia di uomo di mare, assistito da un eccellente equipaggio, accadde qualche anno più tardi.

Eravamo al largo del Pacifico, ero al comando della nave più bella che abbia mai avuto l'onore di guidare, la Regina Saberta, e dopo giorni e giorni di navigazione eravamo ancora con le stive vuote. Cozzammo contro qualcosa che fece rollare la nave, e io rovesciai un prezioso bicchiere di Porto - dico questo giusto per farvi rendere conto della potenza dell'urto - e diedi subito l'ordine al Secondo di tener pronto l'equipaggio.

Presi il binocolo, e con passo fermo e deciso mi avviai alla prua. Non potevo credere ai miei occhi: il più grosso banco di platessa pastellata che avessi mai visto nella mia carriera, e vi assicuro che ne ho visto ben più di uno! Ora, ci trovavamo di fronte a un problema quasi insormontabile: come portare sulla nave, e far giungere in buone condizioni tutto quel pesce fino al porto che distava diversi giorni di navigazione? Mi venne in aiuto, come spesso mi è accaduto, la mia verve e il mio brillante genio. Diedi ordine ai marinai di portare sul ponte tutti gli estintori di cui disponevano; feci preparare gli arpioni con gomene piuttosto corte, che arrivassero giusto all'altezza del banco dei pesci; feci schierare gli uomini in formazione e mentre due di loro facevano scoccare gli arpioni, il resto dell'equipaggio
dirigeva i flussi degli estintori nella stessa direzione, verso l'obiettivo, congelando all'istante diversi metri cubi d'acqua con tutto il pesce in essa contenuto. Caricammo tutto nella stiva, dando di argano e di gomito, e per la barba di Nettuno, portammo in salvo il carico fino al porto di Lisbona, dove ricevemmo la giusta ricompensa e il meritato riposo. Spero di non avervi tediato con i miei racconti, ma si sa che noi gente di una certa età ci lasciamo andare con piacere ai ricordi, dimentichi, talora, di poter annoiare la platea degli ascoltatori e in questo caso di lettori.

Vi abbraccio tutti, e vi do appuntamento, se ne avrete ancora voglia, ai miei prossimi racconti.

3 commenti:

Anonimo ha detto...

Egregio capitan Elemiro,
saprebbe suggerirmi una ricetta alternativa per le platesse pastellate? Stasera ho amici a cena, ci tengo a fare bella figura

Con sempiterna stima
dalla sua pulcina

Anonimo ha detto...

Per fortuna. mio Capitano, eravate dotati di estintori al CO2. Ah, il rispetto della legge......
Piuttosto, mio eccelso Elemiro, per quando è prevista la sagra delle platesse allo spiedo?

Con riverente ammirazione
la Vostra Ermengarda

otimo ha detto...

"Cozzammo contro qualcosa che fece rollare la nave, e io rovesciai un prezioso bicchiere di Porto - dico questo giusto per farvi rendere conto della potenza dell'urto "

Deve essere stato drammatico Eccellenza, il suo godereccio coraggio ed impavido eroismo passeranno alla Storia.