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venerdì 18 aprile 2008

La grande carestia

Quello fu l'anno della grande carestia. Lo ricordo bene perché, per ordine del nostro armatore, mi ritrovai in via eccezionale a trasportare del grano. A dire il vero erano più le pantegane che il grano, ma nelle stive delle navi queste cose sono normali e, in caso di carestia, è sempre carne a portata di mano, parlando con rispetto.

Alla borsa del grano di Chicago, il più grande mercato mondiale del grano, alcuni manigoldi in giacca e cravatta, ben più pericolosi di tutti i pirati e figli di una bucaniera che ho incontrato nella mia carriera, decisero di speculare sul grano approfittando della stagione di eccezionale siccità che si era avuta a cui attribuire la colpa e, giacché c'erano, dando la colpa ai cinesi e ai tedeschi. E poco importa che la gente morisse a centinaia, lasciando i poveri a litigare con i contadini, i mugnai e i fornai a dividersi le colpe delle terribili cose che accadevano. Per fortuna oggi queste cose non accadono più, e sono felice per voi giovani che vivete in questo mondo così diverso.

Quei carichi di grano si rivelarono una via crucis: il cereale era talmente ambito da essere meta di attacchi da parte dei pirati da rendere la navigazione un vero inferno. Quindi, come potete immaginare, le ripercussioni furono terribili, e non solo sull'economia mondiale, ma anche per la vita di tutti i giorni: si fermò la produzione delle lasagne al forno dei quattro pasti in padella feendoos e, converrete con me, che la cosa non ha eguali nella storia.

Fu così che, per tentare di sopperire alla carenza di derrate alimentari ci dedicammo per mesi alla pesca del gran fritto di mare, le cui scatole, pur essendo difficile – si impigliavano nelle reti, spesso distruggendole causando la perdita di tutto il pescato – con cui riuscimmo a sfamare la popolazione salvaguardando la salute mondiale. Proprio in una di queste sortite, mentre eravamo all'attracco nel porto di Maasdam, mi capitò di imbattermi in un tale che molestava una passante. Con un balzo gli fui addosso, e lo allontanai dalla malcapitata; il tipo, grosso almeno il doppio di me, con muscoli che gonfiavano i suoi indumenti all'inverosimile, tirò fuori un coltello e con quello mi minacciava. Con un calcio all'indirizzo della sua mano glielo feci volare in acqua, e ora ci fronteggiavamo a mani nude. All'improvviso fece partire un violento pugno, non feci in tempo a schivarlo e mi prese in pieno petto, il mio petto d'acciaio, il pugno rimbalzò e il poveretto se lo stampò in fronte con tutta la forza di cui disponeva. E così restò. Io mi allontanai facendo compagnia alla spaventate ragazza, consolandola come potevo, e ne conoscevo di metodi per farlo.


Ancora oggi, c'è chi giura di aver visto un tale, grosso quanto un frigorifero a doppia porta, biascicare cose senza senso nelle fredde notti di Maasdam.

4 commenti:

Anonimo ha detto...

Eccelso Capitano,
la lettura di questa sua ennesima sofferta avventura mi ha fatto sovvenire quando posi questa domanda a nostro Signore: "Che cosa sarebbe l'umanità, signore, senza la donna?"

"Sarebbe scarsa, ragazzo, terribilmente scarsa".
Rispose il Padreterno, dimenticando che aveva creato l'uomo perché deluso dalla scimmia.

Suo devotissimo
SirDark

Anonimo ha detto...

Eccellenissimo signor Elemiro, ma nel gran fritto di mare c'erano anche le agostinelle? Ne sono ghiottissima, quasi quanto del suo superbo pugno d'acciaio

La sua devota pulcina

Anonimo ha detto...

Qui non è Maasdam, o almeno credo. Ma c'è uno strano tizio che sta biascicando cose senza senso nel freddo cortile di casa mia. Lei, egregio Elemiro, ne sa qualcosa?

Sua devotissima Pollanchella

Anonimo ha detto...

Dica, dica, illuminato comandante, come consolò la passante?

Con immutata gelosia
Concettina