Cosa trovate sul blog

Volete sapere chi e come ha inventato gli hamburger?
Come trascorreva le notti Lucrezia Borgia?
Che fine ha fatto Igor Slivovitz?
Cosa accade davvero nel triangolo delle Bermude?
Cosa vede Capitan Feendoos dalla finestra?
Se il Capitano soffre di emorroidi?

Tutto questo e molto di più sul meraviglioso
blog di Capitan Feendoos.

mercoledì 11 giugno 2008

Nel cuore nero dell'Africa

L'avventura che sto per raccontarvi si svolse quasi per intero nelle profondità del continente africano, lungo le rive del fiume Congo, ma prese le mosse da ciò che accadde in una bettola in un porto del Mare del Nord alcuni mesi prima.

Era una di quelle sere talmente fredde da sconsigliare a chiunque di mettere il naso fuori dalla porta. Sparuti fiocchi di neve - non poteva, letteralmente, nevicare per il freddo - erano in balia di raffiche di vento freddo e pungente di tramontana. Chiunque, se si esclude noi marinai, s'intende, che non abbiamo certo timore di qualche grado sotto lo zero; noi che tante ne abbiamo passate.

Lo Spagnolo, così si chiamava il proprietario della bettola ( a pensarci bene non ho mai saputo quale fosse il suo vero nome), come tutte le sere guardava in cagnesco tutti gli avventori giovani e di bella presenza, come ero anche io a quei tempi, perché il poverino era afflitto da una gelosia - devo dire piuttosto giustificata - per una moglie molto più giovane di lui e bella da far girare la testa. Ricordo che anche io... ma forse sto divagando, e non vorrei tediare l'uditorio con il resoconto delle mie conquiste sentimentali che è, invero, piuttosto lungo e variegato, e di cui magari una di queste sere vi ragguaglierò in modo opportuno. Lo Spagnolo, dicevo, di statura robusta e sul cui volto campeggiavano un grosso paio di baffi, era affaccendato dietro il bancone fra un bicchiere di rhum e uno di gin, fra un sandwich e un piatto di aringhe affumicate che causava l'arrivo di ulteriore rhum; la moglie serviva ai tavoli civettuola, il fumo dei sigari riempiva la stanza fino ad altezza d'uomo mentre alcuni marinai, fra i quali c'era il sottoscritto, raccontavano ciascuno le proprie avventure. C'era John il guercio che, come suo costume, faceva di ogni aringa una balena; Ed lo zoppo che raccontava, ogni volta in maniera diversa, a quale squalo avesse ceduto la sua gamba destra; c'era un tale Achab che voleva convincerci di aver combattuto per giorni con una balena, alla quale aveva addirittura dato un nome, forse Moby Dick, più probabilmente Moby Jack, visto che dick è una parolaccia, non so dirvi con esattezza - è troppo il tempo trascorso - ma in pochi gli prestavano attenzione conoscendo la sua fama di contaballe. C'ero io, che con la modestia che ha sempre accompagnato il mio portamento fiero, raccontavo a grandi linee le mie traversie recenti e, a un tavolo, solo davanti a un bicchiere vuoto che aveva contenuto del rhum, un marinaio molto male in arnese che aveva fino a quel momento taciuto, si alzò, venne verso di noi, chiese del rhum - ci guardammo in volto, gli altri e io, chiedendoci chi avrebbe dovuto pagarlo, visto che non sembrava in condizione di farlo - e incominciò a raccontare la sua storia.

Raccontò che era reduce da un viaggio in Africa dove, risalendo lungo il Congo, aveva cercato e, a suo dire trovato, un enorme giacimento di sofficiotti al prosciutto cotto e mozzarella. La domanda che era nell'espressione interrogativa dei nostri volti, e che certo vi starete facendo anche voi adesso, era la seguente: come mai, allora, il nostro buon marinaio si trovava in condizioni così tristi?

Anticipando John il guercio che stava per farla, Hernest Feuerbach, così ci disse di chiamarsi il poveretto, ci raccontò delle peripezie che lo avevano costretto a un rovinoso ritorno a casa, con la contentezza di essere ancora vivo a poterne parlare.

Starete sicuramente già pensando, conoscendomi, che io, per cui ogni ostacolo non è mai stato altro che una sfida, fossi già lungo le rive del Congo col pensiero rivolto al famoso tesoro dei sofficiotti e, qualche mese più tardi, con una barca adeguatamente equipaggiata, a risalire il fiume pieno di insidie sconosciute. La navigazione non fu, tutto sommato, troppo movimentata; d'altronde l'acqua è il mio elemento, i problemi iniziarono quando mettemmo piede a terra dopo aver sfiorato Mbandaka e Kisangani, e ci avventurammo nella foresta alla ricerca del giacimento. I portatori, nervosi fin dall'inizio per via delle leggende piene di morti violente che aleggiavano intorno a quei posti, ci abbandonarono il terzo giorno di marcia, e non valse a nulla che ne fucilassimo un paio per dissuaderli da altri comportamenti vigliacchi. Devo ammettere, con il senno di poi, che non avevano tutti i torti, e negli anni ho imparato a rispettare le tradizioni dei popoli che ho conosciuto. Ma quelli erano altri tempi, e spero vogliate essere indulgenti con il vostro umile narratore.

Fummo ripetutamente attaccati dalle tribù indigene, dedite alla guerra rituale quando non impegnati nella coltivazione delle crocchette di patate, ma riuscimmo a respingere ogni volta gli attacchi a colpi di fucile. Dopo due lunghe settimane di marcia, giungemmo al fine nel luogo indicato da Hernest Feuerbach e ci accampammo per riprendere le forze prima di procedere agli scavi, che si prospettavano lunghi e faticosi.

Con nostra grande sorpresa, invece, ci accorgemmo, alla luce del sole del giorno successivo, che i sofficiotti erano così abbondanti da affiorare in superficie, e non avemmo che da raccoglierli e caricarli nella casse.

Al ritorno nel vecchio continente, dopo aver lungamente e ripetutamente festeggiato con la moglie dello Spagnolo, non mancai di mandare una cassa del miglior rhum all'indirizzo del povero Hernest Feuerbach.

5 commenti:

Anonimo ha detto...

Eccellentissimo comandante Elemiro, della sua proverbiale - ed evidentissima - modestia è giunta notizia anche nei siti lontani dove ho la sventura di abitare. Sono in attesa di conoscere lo sviluppo del suo incontro con la civettuola consorte dello Spagnolo. Perché c'è stato uno sviluppo, nevvero?

Sua affezionatissima Lola

otimo ha detto...

eccomi a recensire un bel frigo che guarda caso lo possiedo da quasi 2 anni a questa parte ed recensisco solo ora che mi sono accorto di poterlo fare visto che lo possiedo.che dire del mio frigo per invogliarvi ad acquistarlo.bene inanzitutto e molto capiente nonostante sia diviso in due zone.la prima e quella dove mettere gli alimenti non surgelati tipo bottiglie del acqua oppure uova ho burro ed altri alimenti tipo parmigiano tanto per fare alcuni nomi.la seconda zona e per i surgelati come stocafissi tanto per dire un alimento da surgelaggio oppure carne surgelata e formare i cubetti di ghiaccio da usare nel rinfrescare le bevande estivistiche.il prezzo due anni fa era in offerta a 299,00 euro ma dovrebbe esser sceso sui poco meno dei duecento cinquanta euro quindi se cercate un buon frigorifero che facci anche risparmiare corrente elettrica questo frigorifero fa propio al caso vostro.
ovviamente se ve lo possiate permettere ci sono frigoriferi piu ampi di questo e molto piu costosistici nel pezzo.

Anonimo ha detto...

I sofficiotti si conservano benissimo in codesto vostro frigorifero

leofelix ha detto...

Eccellente e ponderoso eccelso comandate

rosaria ha detto...

Mi parli di Achab, eccelentissimo Capitano. Nonché del suo gregge di balene