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venerdì 6 marzo 2009

La vera storia di John Storto - Terza parte



Per alcuni anni non si seppe più nulla si John Storto. Alcuni sostengono che continuasse a girare per gli States, altri che proseguisse verso il Sud America, impadronendosi delle tecniche del tango, fra le altre cose. C'è chi giura di averlo visto in Giappone, a braccetto con la mamma di Ryuichi Sakamoto, ma dubito molto che se ne possa attribuire la paternità a John. Di sicuro c'è che, qualche anno dopo, s'incontrò con un quartetto di suonatori in quel di Amburgo. Nel 1960, infatti, incontrò tre musicisti di belle speranze che, vestiti da teddy boys, suonavano in locali a luci rosse nella Hanseatic-Stadt Hamburg. Essendosi trovato a condividere con loro il palco, dove s'incrociavano, dandosi il cambio, strinse amicizia con i quattro, anzi, con i tre, John, Ringo e George. Paul, invece, gli stette sullo stomaco fin dalla prima volta che lo incontrò.
Infatti, fu Storto a consigliare ai tre di liberarsi di quel peso morto, se avessero voluto fare davvero del rock'n'roll. La storia c'insegna che andò diversamente: di rock non fecero nulla, ma divennero il gruppo pop più famoso e ricco di tutti i tempi, anche se, musicalmente, rimasero nel genere canzonette.
Però, tracce del rimpianto dei tre si possono leggere fra le righe della famosa leggenda della morte di Paul, artatamente inventata, come un messaggio lanciato a John dopo aver raggiunto il successo. Li lasciò al loro destino, e partì alla volta di Londra.
Le sue tracce di perdono nella vita notturna della swinging London. Alcuni giurano che Twiggy debba il suo successo a John, altri che fu in seguito a una lite con Pete Townsend, con conseguente pugno sul naso, che diede il via alla straordinaria carriera degli Who, per le ben note frustrazioni del chitarrista per via del suo aspetto fisico, ma tracce documentate non ve ne sono.

Lo ritroviamo sulla Prospettiva Nevskij, sulle tracce di Daniil Charms, il geniale scrittore russo misteriosamente scomparso nel 1942, dove, insieme a Alexander Yuvachov, studiò in maniera approfondita gli effetti della vodka sul corpo umano. Il corpo, va da sé, era il suo. Imparò a suonare la balalaika e a tradurre dal russo, fra una cosa e l'altra, ma non mise mai
a frutto queste sue doti. Quello che maggiormente lo turbò, però, fu sapere che sei vecchiette che cadono sporgendosi da una finestra, possono non essere sufficienti.
Nel 1976, durante un suo viaggio in Italia, dopo una full immersion nel mondo delle comuni tedesche - strinse amicizia e suonò con tutti i componenti delle varie formazioni degli Amon Duul - si trovò in una scuola del casertano, dove conobbe la studentessa Rosaria Capacchione, lungi dal diventare la nota giornalista e saggista che conosciamo. Sarà lei stessa a raccontare parte di quell'incontro quando, durante una delle frequenti occupazioni delle scuole, John Storto si esibì per un ridottissimo pubblico in un assolo di chitarra passato alla storia. La ritrosia con cui la giovane ha sempre parlato di quella serata, lascia intendere che vi fu dell'altro, ma non possiamo che fare congetture.
Alcuni giorni dopo, prese di nuovo la strada che conduceva al Tamigi, dove aveva premura di incontrare Marc Bolan, con cui pare visse la sua prima esperienza omosessuale. E' probabile, ma non accertato, che all'incontro presero parte anche David Bowie e Lou Reed.
Dopo alcuni mesi trascorsi fra sesso, droga e rock'n'roll, decise di abbandonare quel mondo, e di
dedicarsi all'ascesi.
Partì per quello che è conosciuto come il suo ultimo viaggio, e si racò in Messico, meta il vulcano
Pocatépetl. Per oltre quaranta giorni visse ramingo nutrendosi di bacche e di radici, nella rarefatta atmosfera delle pendici del vulcano, a oltre 5.000 metri di altitudine. La sua vita ebbe una svolta decisiva quando incominciò a nutrirsi di una piccola cactacea conosciuta col nome di Peyote: grazie all'espandersi della coscienza procurato da questa pianta, ebbe un'illuminazione che cambiò la sua vita. Si accorse che, nella geometria come era conosciuta fino ad allora, c'era una grave lacuna.
Come tutti ben sanno, abbiamo varie figure geometriche: il quadrato, che potrebbe anche chiamarsi quadrandolo, dotato di quattro lati e quattro angoli; il triangolo, dotato di tre lati e tre angoli, poi, si passa direttamente al cerchio, dotato in pratica di un solo lato e un solo angolo, di 360 gradi. E' evidente, in tutto ciò, la mancanza del Biangolo, la figura geometrica con due angoli e due lati.
Durante il suo ritiro sul vulcano, John Storto ebbe, quasi per rivelazione divina, la visione chiara e precisa della figura geometrica, e della formula per calcolarne perimetro e superficie.
Purtroppo, mentre declamava ad alta voce la sua teoria a una guida andina, scomparve misteriosamente.
I detrattori sostengono che, preda degli effetti del Peyote, sia caduto nella bocca del Popocatépetl.
Altri, a mio avviso più affidabili, che sia rimasto intrappolato in eterno all'interno di un biangolo autocostruito...