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giovedì 12 marzo 2015

Discordia




La testa poggiata sui generosi seni di Maeve, la pipa fra i denti, guardavo il mare senza vederlo.
Una sua mano mi accarezzava la testa, con le dita fra i capelli.
“Cosa ti affligge, Elemiro caro?”
Voltai la testa per perdermi nei suoi occhi, più profondi dell'oceano. Mi sorrise, e tutto parve dissolversi. Pure, un attimo dopo, una fitta dolorosa al petto mi ricordò perché non riuscissi a essere tranquillo.
“E' per il mio amico Francesco, il comandante Schettino. Un uomo come pochi, un valoroso travolto da cose più grandi di lui, di noi.”
“Raccontami, tesoro ...”
Erano state settimane di felicità incondizionata. Follemente innamorati, Maeve e io avevamo scorrazzato per gli oceani come se non esistesse null'altro. Spesso mano nella mano con gli occhi rivolti al tramonto; più spesso le iridi dell'una in quelle dell'altro; più spesso ancora, le labbra sulle labbra, la sirena Maeve e il Capitano Elemiro Feendoos – che vi parla - avevano vissuto la più intensa storia d'amore di sempre, che nessun poeta avrebbe potuto raccontare senza sminuirne la potenza. L'unica cosa che mi aveva preoccupato, nei primi giorni, era dove si sarebbe dovuta volgere la coda, quando … ma lei seppe dissipare i miei dubbi.
Le poche volte che eravamo costretti a separarci non sapevo pensare a lei senza un tuffo al cuore. Era amore, era follia, furono giorni in cui non ricordavo neppure chi ero.
Ora, gli occhi fissi nei suoi, le raccontai le traversie subite dal povero comandante Schettino, le accuse ingiuste da cui era stato sopraffatto e l'impossibilità di difendersi.
“Bisogna fare qualcosa”, mi disse la mia sirena. “Appena torno a casa, ne parlo con le mie sorelle e vediamo come tirarlo fuori da questa situazione.”
Le sorrisi, fingendo di credere che fosse possibile. Io, che avevo affrontato prove da cui nessun umano sarebbe uscito vivo; io, che ero conosciuto da tutto il mondo per il mio coraggio e la mia forza, ero scorato e privo di speranza. Il suo sorriso, invece, mi infuse una tale fiducia che, quando le sue labbra tornarono al loro posto, e cioè sulle mie, avevo già dimenticato tutto.

Il giorno dopo, fui alle prese con la carenatura della mia nave: i mesi in cui era stata ferma ne avevano appesantito lo scafo e passai la mattinata a dirigere le operazioni. Se si escludono un paio di incidenti dovuti a Fritz, un marinaio svizzero di cui non vedevo l'ora di liberarmi, tutto procedette a meraviglia. L'armatore mi disse che saremmo dovuti restare fermi ancora qualche settimana, tuttavia, per via della crisi. Io ho navigato accanto ai Fenici, ho guardato gli occhi di Pompeo mentre solcava il Mediterraneo, ho preso a pugni quel delinquente di Morgan mentre rapinava la Giamaica agli Spagnoli, e non ricordo un giorno in cui non vi sia stata qualche crisi. Evitai di ribattere all'armatore, tuttavia, e mi congedai, con l'ennesimo tuffo al cuore, pensando a Maeve che avrei rivisto più tardi.

Qualcuno potrebbe aver notato quanto usi il pronome io, e magari farsi l'idea, sbagliata, che sia pieno di me: nulla di più falso! Se ho sottolineato il mio valore è soltanto perché è incontestabile, quanto incontestabile è la mia modestia.

Al molo, più tardi, guardavo i gabbiani, ascoltando i loro versi acuti. Mi tuffai in acqua e nuotai nelle profondità per lungo tempo. La frequentazione di Maeve e delle sue amiche sirene aveva reso ancora più lunga la mia proverbiale apnea. Ero distratto: andai a finire col cranio contro un capodoglio che ebbe la peggio e che finì per essere la cena dell'equipaggio.
Della mia sirena, nessuna traccia. Confesso che incominciavo a preoccuparmi: tutta quella storia era immersa nel marcio, e della categoria peggiore. Il marcio dei potenti, dei soldi che passano sopra le vite dei poveri umani che incontrano, travolgendo e lasciando un percorso lastricato di morti.

Mentre mi asciugavo al sole, fu con enorme sollievo che la vidi emergere sorridente dalle acque.
Era una scena che avevo visto innumerevoli volte, in quei mesi, eppure mi lasciò ancora senza fiato: il suo corpo lucido che usciva dall'acqua, le gocce che scivolavano sui suoi seni nudi, i capelli incollati al petto erano di una bellezza tale da non farti dormire.

Mi baciò senza smettere di guardarmi e di sorridermi. Era capace di infondere la pace in qualunque cuore tormentato. Sollevò il braccio all'altezza del mio viso. Quando la sua mano si schiuse, vidi una chiavetta USB.
“Ascolta. Lì c'è tutto quello di cui ha bisogno il tuo amico.”
“Ma ...”
“Shhh, non posso dirti nient'altro. Non chiedermi come l'ho avuto.”
In macchina, più tardi, dopo che l'ebbi ringraziata, che lei si fu schermita e che accaddero altre cose che non posso raccontarvi (sapete quanto io sia ritroso a tale riguardo), tolsi il CD con musiche del mio amico 'O Carolan e infilai la chiavetta nell'autoradio e ascoltai quanto segue:

"Presidente?"
"Sì, dimmi."
"Mi sono permesso di svegliarla perché è successo un fatto increscioso."
"Sì, lo so che se mi chiami a quest'ora ... non perdiamo tempo: cos'è successo?"
"La Discordia. Mentre facevano la solita pagliacciata dell'inchino, si è incagliata negli scogli.
Il guaio è che si è inclinata, e non sarebbe dovuto accadere, come lei sa."
"Lo so benissimo, maledizione. Fammi il quadro della situazione."
"Ci sono stati dei morti. I danni sono ingenti. Pare che ci siano stati problemi nella segnalazione dalla Capitaneria."
"Sarebbe un guaio se il capitano ... gli è successo qualcosa?"
"Ecco, c'è da aggiungere anche questo: il capitano è vivo."
"Bisogna metterlo in condizione di non nuocere."
"Mi sono preso la licenza di provvedere io, presidente. Ho fatto in modo che si allontanasse dalla nave.
Così potremo dare la notizia direttamente insieme a quella della sua fuga."
"Bene, ma non basta."
"Me ne occupo di persona. Farò in modo da togliergli ogni credibilità."
"Non possiamo uscirne puliti, questo è certo, ma bisogna limitare i danni. L'errore umano è sempre in agguato."
"Per l'appunto, presidente. Non può che trattarsi di errore umano. Intanto, mentre i media si occuperanno della tragedia, avrò modo di fornir loro una storiella che limiti i danni e scarichi tutto sul capitano. Si renderà conto da solo, a quel punto, che non gli rimarrà altra scelta che seguire il nostro percorso."
"Procedi pure. Tienimi aggiornato e continua a usare questo numero. Mi congratulo con te, a presto."

Era quanto serviva. Il problema era divulgarlo, ora. Nessuna voce era riuscita a levarsi contro il coro unanime di condanne, fin dal primo giorno.
Mi precipitai al Corriere del pomeriggio. Evitai di rivolgermi ai capo-redattori, notoriamente gli esseri più servili che si aggirino da quelle parti, e andai direttamente dal direttore. Mi liberai con due sberle delle sue guardie del corpo (uno dei due è ancora in terapia intensiva, l'altro si è convertito alla culto di Peppa Pig, e grufola in giro per il mondo senza sosta). Mi sedetti sulla scrivania, e tenendolo per la cravatta, lo costrinsi ad ascoltare.
Il pover'uomo era impallidito. Tremava talmente che i sismografi rilevarono intensa attività, allertando la Protezione civile.
Quando le voci si spensero, era ancora più spaventato. Il suo povero cervello doveva sospettare cosa mi aspettavo da lui. Non mi mossi di lì finché i quotidiani non furono caricati sui camion, riportando la notizia del giorno. Sicuramente l'armatore della Discordia avrebbe trovato il modo di riemergere pulito dalla storia, magari scaricando la colpa sulla capitaneria di porto o sul corrotto ingegnere che aveva progettato lo scafo, ma il mio amico Schettino sarebbe stato riabilitato.
Mi rimaneva ancora una cosa da fare. Prima dello scoccare della mezzanotte, ero a Roma, negli studi televisivi.
Chi si trovava sprofondato in poltrona in attesa della sigla di Via col vento, avrà notato sicuramente che le mani di Bruno Vespa non si stropicciavano col solito fare pretesco. Qualcuno, più attento, avrà anche notato il suo pallore innaturale. Nessuno, però, notò che io ero dietro di lui con un moschetto puntato verso il suo petto.
“Stasera avremo una rivelazione straordinaria sull'affare Schettino, che potrebbe ribaltare ciò che si è detto finora del Comandante ...”
Bruno Vespa tremava talmente che tre dei suoi nei si staccarono dal viso e caddero a terra, continuando a danzare come monete da cinque centesimi.
“... una registrazione inedita – di cui non mi assumo nessuna responsabilità, tengo a sottolinearlo...”
e guardava dritto nella telecamera come se volesse implorare il perdono dell'ascoltatore, non quello medio, ma quello che avrebbe potuto distruggere la sua effimera carriera.
Quasi nessuno si accorse dello strattone che ricevette dopo questa frase, mentre veniva proiettato il montaggio di immagini di repertorio che riguardavano il naufragio. Dopo quest'ultimo colpo del mio stivale nelle reni, il poveretto si rassegnò al suo destino e, ormai come sgonfiato, riapparve biascicando una presentazione per la registrazione della telefonata fra l'armatore e il suo tirapiedi.
Più tardi, spenti i riflettori, gli diedi un buffetto sul viso, facendogli saltare involontariamente due capsule dentarie e un molare cariato della cui carie era ancora ignaro. Lo costrinsi ad aprire la mano e, aprendo la mia sulla sua, gli restituii i tre nei che gli erano caduti.
“Questi devono essere tuoi. Bravo, Bruno!”

Il giorno dopo, i morbidi seni di Maeve, su cui posavo il capo, sembravano essere ancora più accoglienti del solito. Sorseggiavo un latte di mandorle allo sciroppo di zugurtando, un frutto che cresce solo nelle profondità dell'oceano, e le accarezzavo il fianco facendola ridere forte per il solletico. Ero felice.
Francesco Schettino, di fronte a me, guardava sereno il mare, come non avveniva da mesi.


Questo è un racconto di fantasia. Ogni riferimento a fatti realmente accaduti o a persone reali è casuale e, evidentemente, privo di senso.

1 commento:

zugurtando ha detto...

ed eccomi a recensire un bel frigo che guarda caso lo possiedo da quasi 2 anni a questa parte ed recensisco solo ora che mi sono accorto di poterlo fare visto che lo possiedo.che dire del mio frigo per invogliarvi ad acquistarlo.bene inanzitutto e molto capiente nonostante sia diviso in due zone.la prima e quella dove mettere gli alimenti non surgelati tipo bottiglie del acqua oppure uova ho burro ed altri alimenti tipo parmigiano tanto per fare alcuni nomi.la seconda zona e per i surgelati come stocafissi tanto per dire un alimento da surgelaggio oppure carne surgelata e formare i cubetti di ghiaccio da usare nel rinfrescare le bevande estivistiche.il prezzo due anni fa era in offerta a 299,00 euro ma dovrebbe esser sceso sui poco meno dei duecento cinquanta euro quindi se cercate un buon frigorifero che facci anche risparmiare corrente elettrica questo frigorifero fa propio al caso vostro.
ovviamente se ve lo possiate permettere ci sono frigoriferi piu ampi di questo e molto piu costosistici nel pezzo